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martedì 10 novembre 2009

Taca la baleta - novembre

United e il futuro di Milano




Come da titolo. Lo United ha deciso il proprio futuro e il proprio futuro ha la forma della Serie A Federale (per chi non fosse avvezzo, diciamo, un mix tra squadre della Serie B e squadre della Serie A2 che non rientreranno nel progetto piramidale della franchigia IBL).

Accogliamo con felicità quella che pensiamo essere la giusta posizione, odiernamente parlando, per il baseball milanese. Dopo due anni di tentativi andati male di stare nella Serie A2 è il caso di abbassare il mirino e concentrarsi sulla rinascita di un movimento, dalle giovanili agli spettatori, dall’unità con altre squadre della zona fino al rimodellamento globale del baseball meneghino.

Quello che mi sento personalmente di non condividere è invece l’occhio verso l’estremo futuro: portare la IBL a Milano solo sulla carta (o nei sogni) avrebbe senso.

Perché nessuno può negare che una Milano nel cesto delle migliori sarebbe perfetta come cosa, ma non dimentichiamo che potrebbe essere troppo per un territorio al quale non interessa proprio il campionato professionistico di baseball.

Infatti se in una Serie A Federale cinquanta, sessanta, ottanta persone sugli spalti è già grasso che cola, in un contesto IBL sarebbe molto ma molto deprimente. E qui sarebbe da mettere in campo tutta l’umiltà che abbiamo nelle vene ponendoci una domanda che dovrebbe prima guardare alla nostra milanesità, intesa come senso civico.

Avrebbe senso spendere milioni di euro tra stadio, campo, formazione di professionisti stranieri (perché la IBL solo così si affronta) per una città di milioni di persone che alle partite si presenta in un numero non superiore al centinaio?

L’immagine è chiara: si spendono milioni di euro per 100 spettatori (ad oggi nemmeno paganti).

E allora questo non ci piace. Se Milano risponde con il numero “100” noi dobbiamo rispondere con un movimento che si adegua, che abbandona i grandi progetti e che punta in basso solo però per non deprimersi ma per fare il meglio con ciò che ha.

Sennò, sportivamente e strutturalmente, si rischia di costruire vere e proprie “cattedrali nel deserto” per un pubblico che fa fatica addirittura a frequentare le piccole “parrocchie” che già ci sono.

In riassunto: apprezziamo la volontà di puntare oggi in basso e speriamo che (a meno che non esploda la febbre del baseball a Milano, ma dubitiamo) non si ceda al fascino di tre lettere della quale ora come ora (ma pensiamo anche in futuro) la città di Milano non sa che farsene.

Accontentarsi e fare il meglio con ciò che si ha.
Le due parole d’ordine.




Vengo anch'io...





"Vado giocare a San Siro"
. Questa frase ha riempito di lucentezza gli occhi di un bambino, uno dei tanti che saranno invitati allo Stadio Meazza per le amichevoli delle squadre giovanili prima della mega sfidona con la nazionale degli All Blacks.

Ovviamente, stiamo parlando del rugby.

Perchè a Milano la Scala del Calcio si apre per i concertoni, si apre per le riunioni religiose cittadine, si apre per i grandi campioni del rugby nazionale ed internazionale. Di certo non per il baseball. E poi basta.

E poi basta perchè l'invitato speciale del 14 novembre sarà proprio lo sport della palla ovale. Uno sport che secondo l'Assessore Rizzi sta macinando successi soprattutto per quanto riguarda il pubblico.


Per Milano è un grande onore ospitare a San Siro la prima delle tre partite della Nazionale. I biglietti sono già stati tutti venduti e la città è pronta ad accogliere con tutto il suo pubblico questo grande momento di sport”. “Negli ultimi anni – ha aggiunto Rizzi – il rugby sta diventando sempre più popolare in Italia, proprio grazie alle imprese della Nazionale. Il successo di questo sport contribuisce a diffondere i valori di lealtà, correttezza e rispetto degli avversari, valori che sono condivisi dai giocatori in campo e dai supporter sugli spalti. Questo è un esempio positivo per le nuove generazioni di sportivi e tifosi che mi auguro possa essere trasferito anche ad altri sport.


Ce lo auguriamo anche noi.
Per la cronaca: San Siro è tutto esaurito.
E il baseball dov'è?

lunedì 9 novembre 2009

Varie ed eventuali - novembre


Un Caronno da record





Ogni modo per farsi vedere è lecito.

Da un piccolo centro lombardo arriva una proposta che giriamo con solerte decisione. I ragazzi del Caronno hanno in progetto di entrare in quel librone che si chiama The Guinness Book of Records arrivato all'edizione della prima decade nel nuovo millenio.

Messo da parte il primato per i mangiatori di scarafaggi e quello della squadra più obesa del mondo ecco che l'idea è stata ridimensionata sul più divertente record della partita di softball più lunga del mondo.

Se si diceva negli anni '80 che il limite era il cielo, questa volta l'obiettivo è un pelino più basso, ma non troppo: centoventi ore consecutive.

La partita dovrebbe tenersi presso il campo di Caronno dalle ore 20 di martedì 1^ giugno 2010 alle 20 di domenica 6 giugno 2010 e i partecipanti avrebbero vitto e alloggio in loco gratuiti per tutta la durata della gara, usufruendo anche del supporto logistico degli alpini e della protezione civile.

Vi abbiamo acceso lo sfizio?
Avete il fegato e la simpatia adatta per la sfida?

Bene, se la risposta è affermativa potete iscrivervi grazie all'apposito form che si trova sul sito dei ragazzi del Caronno.

E vediamo se si entra in quel libro.
Un libro e una sfida da guinnes!!!